Tra avventura e poesia

La straordinaria bellezza del paesaggio, il clima mite e la rinomata tradizione gastronomica di Sorrento e della sua Penisola hanno da sempre attratto letterati ed artisti provenienti da ogni parte d’Italia, d’Europa e del mondo.

Era la primavera del 1543, quando Bernardo Tasso, intellettuale e poeta di origini bergamasche, all’epoca segretario del principe di Salerno Ferrante Sanseverino, decise di trasferirsi, con la moglie Porzia de’ Rossi, proprio a Sorrento, «luogo più remoto e più comodo alla salute dell’anima e del corpo».

Fu scelta come residenza una bella casa a picco sul mare, nei pressi del convento di San Francesco. Tra quelle mura, sul golfo di Napoli, nacque il nostro sommo poeta nel 1544, «gli undeci di marzo, a ore dieci» e battezzato, con gran cerimoniale, nella vicina cattedrale di Sorrento.

Sin da piccolo, Torquato dimostra di avere profonda sensibilità ed eccelsa intelligenza. Tutto, intorno a lui, sollecita i sensi e spinge alla poesia: il canto dei gabbiani, il frangersi delle onde, le voci dei pescatori, gli straordinari colori di fuoco dei tramonti, le mille sfumature di verde delle colline, i profumi e i sapori della cucina.
Dapprima per seguire le sorti del padre, poi nel tentativo di dar pace alla sua anima inquieta, la sua vita è un continuo peregrinare tra le principali città italiane.
A Venezia dà alle stampe, all’età di diciotto anni, il poema cavalleresco “Rinaldo”, suo primo importante successo.

 

Dal 1565 è a Ferrara, dapprima al servizio del cardinale Luigi d'Este e poi, nel 1572, del duca Alfonso II, fratello del prelato. Sotto la protezione degli Estensi matura e pubblica i suoi due più noti capolavori: la favola pastorale “Aminta”, rappresentata a corte nel 1573, e il poema epico cavalleresco “Gerusalemme Liberata”, ultimato nel 1575.
Proprio in concomitanza col successo della Gerusalemme, però, la mente del poeta comincia a vacillare e ad inoltrarsi nei meandri bui della follia. Divenuto troppo pericoloso, il duca Alfonso è costretto a farlo rinchiudere nella prigione del castello ducale.

La sua poesia, nel frattempo, continua a correre di corte in corte, raccogliendo ovunque grandissimi successi, tanto che papa Clemente VIII lo vuole a Roma per conferirgli l’onore della corona poetica. La cerimonia dell'incoronazione, però, non può effettuarsi per le aggravate condizioni di salute del poeta che, il 25 aprile del 1595, a soli 51 anni, purtroppo muore nel monastero di Sant'Onofrio sul Gianicolo a Roma, dov’è tuttora la sua tomba.
Spirito tragico e travagliato, Torquato Tasso è il più grande poeta del nostro Cinquecento, colui che Goethe definì «la più nobile incarnazione del genio italiano».
Ed è proprio il grande poeta nato su questa costa che il Ristorante Tasso di Sorrento vuole omaggiare fin dalla sua insegna. Creatività e delicatezza, poesia e raffinatezza sono le doti del nostro illustre concittadino cui ci ispiriamo per offrire un servizio e una gastronomia che soddisfino il gusto e la vista, la fantasia e le emozioni.